La carta d’identità

Ieri pomeriggio ho fatto visita al mondo esterno. Sono uscito con mia sorella e il suo ragazzo per fare le foto tessera per la carta di identità che dovrò rinnovare. Ho avuto cosi modo di fare visita ad alcune persone che mi aspettavano anche se non lo sapevano, mi aspettavano e ci aspettavano. Siamo andati in un centro commerciale per cercare una macchinetta automatica per le foto, ma è stata sostituita con una banca e il suo sistema automatico, ma prima di accorgerci del fatto, ho sentito le energie delle persone, di alcune in particolare dal primo momento che sono entrato al centro commerciale.

Periodo di saldi. Entro e trovo davanti a me una bancarella di gioielli subito all’entrata. Primo sguardo che ho incontrato è stato quello di una ragazza-cane-abbandonato, circondata da gioiellini. Energia da piegata, manipolatoria per i meno attenti o semplicemente un peso morto in cerca di energia per posticipare faticosamente la propria fine già scritta. Secondo voi, onestamente, guardando il viso di una persona cosi, vi viene da comprare qualcosa da lei? Vi viene da avvicinarvi?
Lasciando perdere la mia incontenibile gioia di vivere e la mia energia veloce raffinata che mi fa gioire per il semplice fatto di essere vivo senza alcuna identificazione e attaccamento alle cose alle persone e al mondo, non sentite che questo tipo di energia attiri soltanto altri avvoltoi e manipolatori che chiedono magari uno sconto alla merce già in saldo?

Gli zerbini piacciono soltanto a chi desidera ardentemente pulirsi le scarpe sporche.

Ovviamente, abbiamo proseguito.

Non trovavamo la macchinetta e allora mia sorella ha preso un caffè per chiedere l’informazione a qualcuno che lavora nel centro. Mi sono avvicinato al banco insieme a lei per sentire la ragazza che la serviva e lei oltre ad essere indaffarata aveva un energia buona, era ben sostenuta. Non alla ricerca. Non aveva bava alla bocca. Infatti era spontaneamente gentile e l’ho percepita in movimento energetico. Piacevole incontro.

Alla fine abbiamo scoperto che la macchinetta non c’era, quindi abbiamo deciso di andare dal fotografo in centro cittadina. Insomma, era proprio li che dovevamo andare, non prima che io facessi visita a queste persone nel centro commerciale.

All’uscita dal centro commerciale stavo per scontrarmi con una ragazza con il suo fidanzato a cui ho rivolto prontamente un ”perdonami” negli occhi e a voce. L’ho sentita bene. E lei mi ha risposto gentilmente.

Siamo arrivati dal fotografo e quando siamo entrati nel negozio mi è venuta voglia di interagire con il guizzo al cuore di gioia. Dietro al bancone c’era un uomo un po’ spento, ma noi siamo stati serviti da una donna che ho avuto il piacere di incontrare. Lo so, sono privilegiato. C’è sempre una donna nei miei paraggi. Aveva un’energia piacevole, non bisognosa e la sentivo a suo agio. Non aveva da succhiare energia e c’è stato un bello scambio tra noi. Felice di dare i soldi a lei, detto in modo pragmatico cosi ci capiamo. Abbiamo fatto le foto tessere, ma sarei stato felice di donarle altro più tempo ed energia. Non chiedeva sottilmente e avrebbe ricevuto tanto di più di quanto desiderava. Almeno da me.

Siamo usciti e abbiamo fatto un giro sotto i portici del centro e l’attenzione di mia sorella è stata attirata da un negozio. Voleva comprarsi una collana. Il negozio era bello e molto curato all’interno e la merce era di una certa qualità, ben esposta. Siamo entrati ovviamente e i miei sensi sottili percepivano un disagio. Ma ero contento di incontrare la proprietaria del negozio. Era gentile e disponibile e si e spesa bene per la vendita anche se percepivo in lei l’esigenza di guadagnare qualcosa. Oltre la collana mi sono speso anche per degli orecchini facendoli notare a mia sorella. Li ha comprati. Al pagamento mi sentivo a disagio ma allo stesso tempo felice di aver fatto presenza a questo scambio di soldi. Mi piaceva vedere contenta mia sorella e la commerciante e trovo che lo scambio di servizi e condivisione sia meravigliosa. Siamo usciti e avevo la gioia in corpo, nel cuore anche se ho fatto soltanto presenza a tutte queste faccende.

E’ da tempo che non ho un centesimo, e vengo riverito, ma è da altrettanto tempo che l’abbondanza cresce ogni giorno di più. La mia gioia di essere vivo, una gioia autentica, traboccante, supera anni luce le circostanze in cui vivo ed è il mio punto di riferimento limpido e intenso incorruttibile che mi consente di sentire la vita, le energie, gli sguardi, i visi dell’umanità.

Insomma, è da tempo che ho smesso di sognare.

 

Daniele Lorefice

La carta d’identitàultima modifica: 2020-01-05T05:36:07+01:00da victoria_ignis
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